Economia

Le ultime rivelazioni statistiche di Eurostat documentano che i vertici di ogni area del potere nell’ambito degli organi societari e delle istituzioni finanziarie sono occupate quasi esclusivamente da uomini. Al secondo livello, quello delle cariche operative, la presenza delle donne, in genere, non supera il 20%-30%

Leadership e organi societari

Considerando un primo livello, quello del vertice decisionale e simmetricamente della compagine sociale nel suo insieme, le percentuali continuano ad essere largamente a sfavore delle donne: su un campione di 37 società (quotate e/o ad azionariato diffuso) considerate, la posizione di Presidente è monopolizzata dagli uomini (100%). Per quanto riguarda, in generale, i membri degli organi direttivi ed esecutivi della società la sproporzione continua a essere evidente.

Fonte: Database Commissione Europea, aprile 2014

Fonte: Database Commissione europea, aprile 2014

Possono comunque essere segnalati lievi miglioramenti. della situazione: in effetti, qualche punto percentuale relativo alla presenza femminile in questo settore è stato guadagnato rispetto all’anno scorso:

Fonte: Eurostat, 2013

Fonte: Database Commissione europea, ottobre 2013

Management, organi esecutivi e non-esecutivi

Sempre in Italia, sempre sul campione di 37 società quotate, è interessante notare come la sproporzione si ripeta quasi identica. Questi dati illustrano le percentuali relative a donne e uomini che ricoprono posizioni decisionali e ruoli chiave (Board Members) nelle maggiori imprese e società europee. I dati statistici considerano tre ruoli principali: amministratori delegati (CEO - Chief Executive Officer);  dirigenti (Executives) con ruoli di elevata responsabilità di amministrazione e controllo; nonché i direttori non esecutivi (Non-executives) all’interno della compagine sociale.

Anche in questo caso, il 2014 ha conquistato qualche punto percentuale in più a favore delle donne rispetto al 2013. Infatti, l’anno scorso, se la posizione CEO continuava a non contare nessuna donna, per i ruoli di direttore esecutivo la percentuale delle donne arrivava 7% mentre per le cariche non esecutive al 17%. Nonostante i miglioramenti, tuttavia, va detto che l’Italia rimane tendenzialmente a livelli inferiori rispetto media europea.

 

Società controllate dalle P.A. e “quote”

Nel 2011, in Italia, è stata approvata la legge che prevede la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società costituite in Italia e controllate dalle pubbliche amministrazioni (oltre che le società ad azionariato diffuso). Tali società dovranno prevedere nei propri statuti che la nomina degli organi di amministrazione e di controllo sia effettuata secondo modalità tali da garantire che il genere meno rappresentato ottenga almeno un terzo di ciascun organo sociale. L’applicazione del criterio delle “quote” è prevista per tre anni consecutivi, fino al 2015. Per il primo mandato la quota riservata al genere meno rappresentato è pari ad almeno un quinto (20%) del numero dei componenti dell’organo Per i successivi mandati la quota da riservare al genere meno rappresentato è pari ad un terzo (33%). Sono previsti sistemi di monitoraggio e vigilanza con poteri sanzionatori in caso in caso di mancato adeguamento.

Risultati e trend

In Italia, la proporzione delle donne partecipi delle compagini societarie è cresciuta in maniera costante nel tempo: si è passati dal 2% circa nel 2003 fino all’11% registrato nell’ottobre del 2012 e al 15% registrato nell’ottobre del 2013. Questo rappresenta una media di cambiamento pari a 1punto percentuale all’anno. Di questo passo solo tra 30 anni sarebbe possibile raggiungere almeno il 40% della rappresentanza di ciascun genere all’interno delle società e delle imprese; peraltro l’obiettivo fissato dalla legge sulle quote non sarebbe raggiunto.

Nonostante ciò, si può affermare che l’implementazione delle pari opportunità provocata dall’applicazione del metodo delle “quote” sta iniziando a dare i suoi frutti positivi: si è, infatti, registrato un incremento della partecipazione femminile pari a 5 punti percentuali in un solo anno, un’accelerazione registrata nel periodo 2011-2012.

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